Quale futuro per Sesto San Giovanni?

Giovedì 23 luglio il Consiglio comunale ha discusso il Documento Unico di Programmazione (DUP), uno strumento fondamentale per il presente e il futuro della città. Nel nostro intervento in Consiglio comunale abbiamo espresso le nostre criticità e la necessità di un'alternativa reale capace di lasciare spazio alla solidarietà e alla partecipazione.

Qual è l’idea di città, di sviluppo, di quale visione per il presente e il futuro di Sesto San Giovanni? Giovedì 23 luglio in Consiglio comunale si è discusso il Documento Unico di Programmazione (DUP): un atto fondamentale che definisce gli obiettivi e le strategie dell’amministrazione, e che propone un visone di città. Come tale lo abbiamo letto e lo critichiamo.

Il DUP parla molto di città attrattiva, sicura e riqualificata. Noi pensiamo che bisognerebbe aggiungere come priorità “una città più giusta, più solidale e più equa” partendo dal riconoscimento di quelli che sono i problemi e le fragilità, solo in parte indicati nel DUP e secondo noi mai affrontati in maniera sistematica e con una strategia chiara: l’abitare, i servizi educativi e tanti altri.

Per essere chiari sin da subito: le sfide che ci troviamo di fronte sono tante, sono enormi e sono difficili nella nostra città e non solo e il punto non è qui mettere in discussione l’impegno, lo sforzo dei tanti e delle tante che lavorano e si impegnano per fare le cose. il punto è che quello che manca secondo noi a questa amministrazione è una visione che sia adeguata a quelle sfide.

Noi pensiamo che il dup dovrebbe partire da una domanda politica chiara dove sono le disuguaglianze e come le riduciamo? dove sono i bisogni e come interveniamo? quante sono le persone e quali risorse servono? A noi sembra che manchi questa mappatura della fragilità e che manchi una visione del welfare che non sia semplicemente la presa in carico dei casi più gravi ma deve essere un’infrastruttura universale di prossimità, di prevenzione e di autonomia e secondo noi non c’è in questo Dup e nell’amministrazione in questi anni una strategia all’altezza della crisi e secondo noi capace di migliorare le condizioni di via delle persone. Emblematica la vicenda della casa albergo, ma più in generale esiste un problema dell’abitare che è enorme e che riguarda non soltanto famiglie e persone in povertà.

Sesto San Giovanni rischia di diventare una città sempre più escludente dove la rigenerazione urbana produce residenze di fascia alta, servizi esclusivi e rendite, mentre lavoratrici, lavoratori, studenti, giovani coppie o nuclei fragili faticano a restare in città. La risposta? Con il bisogno di alloggi che c’è vediamo che nel piano dell’alienazioni e prevista la vendita di alloggi che non sono inagibili o inutilizzabili. Le assegnazioni annuali sono interventi del tutto insufficienti. Quello che secondo Città in Comune è il nodo politico è la pianificazione urbana, e cioè capire se sia uno strumento di equità o uno strumento più di valorizzazione immobiliare. Manca secondo noi la volontà di trovare strumenti adeguati e il risultato è una città sempre più escludente che ci troviamo davanti, che lascia poco spazio ai giovani, per tante cose, in termini fisici, concreti, di spazi disponibili e per una città di 80.000 abitanti questo non è minimamente adeguato.

Pensiamo ad esempio alla biblioteca, se ne è parlato in una commissione sulle politiche giovanili anche con i responsabili, i dirigenti. La villa ristrutturata va bene, benissimo ma quella biblioteca non è minimamente all’altezza dei bisogni della città. Pensiamo che senza spazi di aggregazione, opportunità, interventi strutturali, la città sarà sempre più svuotata, con sempre maggiori disuguaglianze. L’idea che attrarre di per sé ricchezza sia un modo per migliorare la qualità di vita e le condizioni delle persone è profondamente sbagliata. Si costruiscono case a prezzi elevati e l’inflazione e il peggioramento delle condizioni di vita delle persone alimentano queste disuguaglianze generando sacche di marginalità e disagio sociale che favoriscono la criminalità, in una città sempre più vuota.

Nel modello Sesto tanto invocato per la sicurezza e della cui efficacia, francamente, dubitiamo, c’è molto spazio per la sicurezza intesa come controllo videosorveglianza, decoro, sanzioni, presidio, ordine urbano, ma non è solo questo. La sicurezza è però anche e soprattutto ridurre le condizioni culturali e sociali che rendono la violenza una possibilità credibile.

L’ultima cosa che cui si può far riferimento è alla crisi climatica ed energetica a cui siamo di fronte, una sfida epocale e le risposte di questa città sono quasi nulle. Pensiamo in particolare alle comunità energetiche rinnovabili non pervenute a due anni dalla delibera di avvio dell’iter e con qualche perplessità per il futuro vedendo che i risultati attesi indicati nel dup per il 2026 coincidono con le linee d’azione del 2027 2029. E anche il verde, che non è solo questione di decoro, di estetica ma di salute, protezione dei fragili, degli anziani e anche di uguaglianza, perché non tutti possono stare con l’aria condizionata in casa o andare in piscina. In due parole “giustizia climatica”.

Tante sono le cose non ci trovano d’accordo, in generale pensiamo che il DUP esprima una visione di città che non condividiamo. Ci impegneremo a cambiarla in una città in cui solidarietà e partecipazione possono trovare realmente spazio.

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