1% equo: per un paese più giusto che investa nel futuro

Il nostro paese soffre da tempo di una cronica incapacità di programmare il proprio futuro e garantire servizi all'altezza dei bisogni reali delle persone. Una delle cause è la difficoltà di reperire risorse per investimenti strutturali in sanità, istruzione, welfare e infrastrutture, in un sistema fiscale sempre più iniquo per i ceti medi e meno abbienti. La campagna 1%EQUO va nella direzione giusta: una norma di semplice equità per riequilibrare la bilancia fiscale e aprire spazi per investire sul futuro del paese. Come Città in Comune sosteniamo questa proposta e invitiamo tutta la cittadinanza a firmare.

Il nostro paese soffre da diverso tempo di una cronica incapacità di guardare al futuro, di programmare la propria crescita, di portare gli stipendi ai livelli del resto d’Europa, di garantire servizi all’altezza dei principi enunciati dalla sua stessa Carta Costituzionale.

Al di là di cause assolutamente reali di natura politica e culturale, la causa principale sembra essere sempre l’impossibilità di reperire fondi sufficienti per investimenti pubblici in sanità, cultura, lavoro, sostegno alle famiglie e investimenti sulle infrastrutture, nonostante grandi opere siano costantemente sventolate come la panacea di tutti i mali.

Si potrebbe lungamente parlare di come allocare questi eventuali fondi sui vari capitoli di spesa, su quali sarebbero le priorità – d’altra parte a questo serve la politica – e di come, quasi magicamente, le istituzioni nazionali ed europee siano sempre in grado di trovare le sostanze necessaria a garantire l’aumento della spesa militare. Ciò non cancellerebbe però un dato di fatto: nonostante una pressione fiscale altissima sui ceti meno abbienti e medi, la fiscalità italiana non regge più il passo dello stato sociale che ha sollevato il Paese dalle macerie del dopoguerra. Eppure il nostro paese è nei fatti qualcosa di molto simile ad una paradiso fiscale per elevate rendite e grandi patrimoni, con tasse di successione sui grandi possedimenti fra le più basse nelle economie “sviluppate” e una progressività fiscale che, nei fatti, smette di esistere non appena il focus si sposta dai redditi ai patrimoni, una “Flat Tax” di fatto per la parte più ricca della popolazione.

Questa situazione paradossale colpisce trasversalmente la produttività del paese, con un’elevata pressione sul reddito da lavoro dipendente e sulle piccole imprese (buone solo in campagna elettorale), mortificando le “forze produttive” e, allo stesso tempo, indebolendo la tenuta di welfare e servizi fondamentali.

Come affrontare le sfide del presente in ambito sociale, economico ed ecologico? Quale politica espansiva potrebbe mai basarsi su simili premesse? Come uscire dalla continua corsa al risparmio che si limita alle mance elettorali con cui nascondere carenze ormai sistemiche?

Una risposta è quella di introdurre finalmente una tassa sui patrimoni, che seppur non sufficiente è quanto mai necessaria per riequilibrare complessivamente la bilancia fiscale e aprire spazi per investimenti strutturali senza andare a gravare ulteriormente sui ceti più colpiti dalle crisi economiche succedutesi negli ultimi decenni. La proposta della campagna 1%EQUO per una legge di iniziativa popolare, promossa da molte persone tra economisti, artisti e politici, tra cui il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo. va proprio in questa direzione: un contributo che varia dall’1 al 3,5% e che andrà a toccare meno dell’1% più benestante del paese, che ha più di 2 milioni di patrimonio (esclusa la prima casa). I promotori stimano che ogni giorno senza una legge di questo tipo vengono persi all’incirca 71.232.826€ in servizi pubblici, un’enormità che non possiamo permetterci.

Non si tratta di “far la guerra ai ricchi”, bensì di introdurre una norma di semplice equità in un sistema sempre più iniquo, un contributo dall’impatto minimo sulle tasche dell’1% più benestante della popolazione ma con ricadute positive enormi per il Paese nel suo complesso.

Per loro stessa natura, le leggi di iniziativa popolare rischiano troppo spesso di venire affossate in sede parlamentare, bloccate nei fatti da calendarizzazioni astruse e pretestuose bocciature in commissione. Proprio per questo, le speranze di portare avanti con successo questa proposta sono legate a una diffusione e un sostegno che vada ben oltre le 50mila firme necessarie a depositare il testo: aderire, in questo senso, può anche dare forza a una proposta capace di rimettere al centro le persone, con una maggioranza del tutto sorda ai bisogni del paese e dei ceti meno abbienti.

Dopo lo scossone del Referendum di marzo, non si può che continuare a pretendere maggiore attenzione per le istanze davvero fondamentali per il futuro del paese: servizi migliori, un fisco più giusto, una ricchezza più equamente distribuita, per salvare quel che di buono è stato costruito dalla nascita della Repubblica e guardare con fiducia al futuro di tutte e tutti.

Per questi motivi come Città in Comune sosterremo la campagna e invitiamo le forze politiche e sociali presenti in città a sostenere l’iniziativa. Come prevede la proposta, le risorse potrebbero essere impiegate per investire nel Servizio Sanitario Nazionale, finanziare l’istruzione pubblica, le politiche abitative e il diritto alla casa, la transizione ecologica, politiche sociali e di inclusione, in favore delle persone con disabilità e con misure di sostegno al reddito.

Firmiamo per un paese che sappia investire in un futuro più giusto e più equo.

Qui trovate tutte le informazioni sulla campagna e potete trovare i link per firmare direttamente online.

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