La transizione energetica non è solo una questione di grandi impianti o di strategie nazionali: è anche la capacità delle città di mettere in campo strumenti concreti per produrre, condividere e gestire energia rinnovabile a livello locale. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) trasformano cittadini, piccole imprese e realtà del territorio in protagonisti di un modello che punta alla condivisione e all’autoconsumo, con ricadute ambientali, economiche e sociali.
La Direttiva UE RED II del 2018, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 199 del 2021, definisce come l’obiettivo principale della comunità energetica è quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi soci o membri o alle aree locali in cui opera la comunità e non quello di realizzare profitti finanziari. Questo principio dovrebbe guidare ogni scelta progettuale e amministrativa, perché le CER non sono strumenti di mercato fine a sé stessi ma leve di giustizia energetica e resilienza urbana.
A Sesto San Giovanni il percorso è stato formalmente avviato con la Delibera 275/2024 con cui il Consiglio comunale ha approvato un programma di lavoro articolato in dieci fasi che vanno dalla mappatura delle cabine primarie alla valutazione delle aree pubbliche idonee, fino alla costituzione delle comunità e alla presentazione dei progetti al GSE. Preliminarmente alla delibera, il Comune aveva già compiuto alcuni passi operativi (richiesta a E‑Distribuzione la mappatura dei toponimi collegati alle cabine primarie e l’elenco dei POD), necessari, ma non sufficienti. Quel che manca, almeno alla luce della documentazione pubblica disponibile, è la traccia di studi tecnico‑economici conclusi, di progetti pilota resi noti o di proposte effettivamente presentate al GSE.
Città in Comune aveva presentato, insieme ad altre forze di opposizione, un ordine del giorno che chiedeva di trasformare la delibera in obiettivi concreti e tempi certi, di programmare una CER per ogni cabina primaria che serve il territorio, di porre attenzione alla povertà energetica e di relazionare periodicamente in Consiglio. L’ordine del giorno, pur sostenuto da argomentazioni chiare e da richieste pratiche, non è stato accolto dalla maggioranza. È un fatto che merita attenzione: avevamo chiesto che i verbali e gli studi fossero resi disponibili rapidamente e che venissero fissate scadenze precise. Le nostre osservazioni erano fondate! Oggi, a distanza di un anno e mezzo, nulla è stato condiviso con il Consiglio comunale e la città.
Questo vuoto non è un dettaglio secondario in quanto la finestra temporale degli incentivi nazionali impone tempi stretti e decisioni rapide. La tariffa premio che sostiene le CER è legata a scadenze precise: il 31/12/2027 è il termine per presentare le richieste di incentivi. La fase di presviluppo (quella che richiede analisi, progettazione e risorse per coinvolgere i cittadini, in particolare le fasce più vulnerabili) è spesso la più critica. In un contesto nazionale segnato da tagli alle risorse e da procedure complesse, la differenza tra un progetto che decolla e uno che resta sulla carta può dipendere proprio dalla capacità dell’amministrazione locale di muoversi con trasparenza e tempestività.
Per questo motivo, come Città in Comune intendiamo portare la questione alla Commissione sui blackout convocata dall’Amministrazione comunale per la fine del mese di luglio. I blackout mostrano quanto sia urgente ripensare le politiche energetiche locali in chiave di decentramento, partecipazione e resilienza. Chiederemo al Comune di rendere conto dello stato di avanzamento della Delibera 275/2024, di rendere pubblici gli studi e le analisi tecnico‑economiche se già esistenti, o di fissare un cronoprogramma preciso per la loro realizzazione. Vogliamo sapere quando e come il Comune intende presentare al GSE le proposte progettuali e quali strumenti intende mettere in campo per sostenere la fase di presviluppo: sportelli di supporto, bandi mirati, accordi con Regione e GSE, e misure specifiche per includere famiglie in povertà energetica, inquilini e residenti in edilizia popolare. Il Comune ha cercato risorse concrete per avviare le CER? In particolare, ha partecipato a bandi regionali come il RELOad‑CER per finanziare impianti su immobili pubblici?
Guardare al futuro significa anche mettere mano alle politiche energetiche locali, non limitandosi a dichiarazioni d’intenti. Le comunità energetiche possono essere uno strumento concreto per abbassare i costi in bolletta, aumentare l’autonomia energetica e costruire reti di solidarietà territoriale, ma perché ciò avvenga servono risorse, competenze e procedure chiare. La transizione non è un’idea astratta, è politica locale, partecipazione e responsabilità collettiva!
