- LA SITUAZIONE SICUREZZA A SESTO
La città ormai da tempo ha visto una crescita preoccupante di episodi di microcriminalità: risse e accoltellamenti, spaccio alla luce del sole, atti di vandalismo e intimidazione, furti e scippi. Una situazione che, sottovalutata dall’amministrazione, nel tempo è peggiorata e che rende difficilmente vivibile e alquanto insicura la vita degli abitanti e dei commercianti in particolare nel centro città (Piazza Trento e Trieste, Rondò e zone limitrofe).
Da anni i cittadini riuniti in comitati hanno denunciato la pericolosità della situazione e si sono mossi a tutti i livelli con varie azioni: denunce, manifestazioni e presidi, raccolta di firme, incontri con le istituzioni, iniziative ed eventi culturali, facendo sempre seguire alle proteste e agli allarmi, proposte definite e specifiche. Peccato che non siano mai stati ascoltati.
- LE SCELTE DI QUESTA AMMINISTRAZIONE
Dopo aver posto il tema della sicurezza al primo punto del loro programma elettorale, le forze del centrodestra con il Sindaco Di Stefano, la sua Giunta e tutti i Consiglieri Comunali, per lungo tempo hanno negato il problema rifiutandosi di intervenire, limitandosi all’eliminazione delle panchine in piazza Trento e Trieste, rendendola quindi ancora più insicura. Di fatto la piazza era un importante luogo del quartiere, vissuto dai cittadini, che hanno smesso di incontrarsi quotidianamente.
Ora qualcosa si muove? Forse la vicinanza della scadenza elettorale ha obbligato a migliori consigli? E allora ecco la ristrutturazione della piazza con la costruzione di una fontana giudicata dai cittadini inutile e motivo di usi impropri.
E dopo che la Prefettura ha definito quel territorio “Zona Rossa” certificando il fallimento dell’amministrazione comunale, la giunta ha approvato l’istituzione delle City Guardians, perché chiamarle ronde in italiano sembrava brutto. Un vero e proprio progetto di ronde che oltre ad osservare, devono dare risposte ai cittadini con supporti informativi, accompagnarli all’auto o alla fermata del mezzo pubblico, girare in gruppo di tre persone, ecc. Il tutto attraverso un partenariato con un ente del terzo settore, sembra quindi in assenza di un rapporto diretto con l’ente pubblico. Insomma un pasticcio di progetto fatto in fretta per dare una risposta di facciata ai problemi esistenti.
- L’INEFFICACIA DELLE SCELTE FATTE
Come Città in Comune siamo stati i primi a denunciare alla fine del 2022 in Consiglio Comunale il degrado che quelle zone di Sesto stavano vivendo. Da allora abbiamo ribadito molte e molte volte che la situazione era preoccupante soprattutto costruendo relazioni con i cittadini dei quartieri per meglio capire ciò di cui avevano bisogno.
L’amministrazione invece ha osteggiato ogni forma di confronto, fallendo nel compito fondamentale di dialogo tra istituzioni e abitanti e si è ostinata a considerare le segnalazioni come forme di “boicottaggio” del governo cittadino.
Purtroppo la mancata istituzione del 4° turno della polizia municipale, anche qui tanto decantato e pubblicizzato, di fatto non ha permesso alla stessa di essere attiva sul territorio nel momento in cui la loro presenza è fondamentale.
Inoltre grave è stato non apprezzare, valorizzare e sostenere le attività quotidiane dei singoli comitati che nel tempo si sono formati per coinvolgere la città in eventi di presenza importante nel territorio. Oggi la risposta è quella dello “Street tutoring Sesto. Presidio civico operativo per la sicurezza e la vivibilità degli spazi pubblici” cioè si sposta sulle spalle dei cittadini il controllo del territorio.
- COSA ABBIAMO FATTO COME CINC
Dopo il percorso fatto con le forze dell’opposizione con cui abbiamo ascoltato le richieste dei cittadini attraverso la raccolta di un questionario e un confronto pubblico sul tema, abbiamo valutato che potesse essere utile conoscere esperienze di altre città che si sono misurate sul tema e che stanno trovando soluzioni e percorsi interessanti.
Ci siamo così recate a Udine dove abbiamo incontrato l’assessora Toffano, (delega alla sicurezza partecipata, polizia locale, quartieri e associazioni) e abbiamo approfondito la proposta chiamata “Sicurezza partecipata” che vede nello stretto rapporto con il territorio, il suo decentramento in termini di prossimità di servizi, la polizia locale e i cittadini, la possibilità di svolta e miglioramento. Il progetto si inserisce nel percorso di valorizzazione dei quartieri dove la partecipazione dei cittadini, in prima persona o attraverso le loro associazioni, rende viva e ricca la vita sociale e culturale, primo elemento di prevenzione del crimine.
Vietato qualsiasi pattugliamento, qualsiasi intervento, qualsiasi divisa o segnale distintivo, non ci sono volontari allo sbaraglio ma solo osservatori. C’è un elenco di situazioni che possono essere segnalate e le persone si devono limitare solamente al territorio del proprio quartiere. C’è una formazione e una valutazione continua, c’è in pratica un monitoraggio del proprio quartiere che aiuta anche ad individuare le vulnerabilità ambientali e che si basa sulla solidarietà tra cittadini.
- LA NOSTRA PROPOSTA
Gli interventi si devono muovere su più versanti e in modo contemporaneo e coordinato, perché le situazioni di pericolo e disagio non possono essere affrontate solo con la repressione o solo con interventi di prevenzione.
Il controllo del territorio deve essere saldamente in mano alle Istituzioni e questo si attua soprattutto con il dialogo e la collaborazione in primo luogo tra e con le forze dell’ordine, che devono tornare ad essere un presidio e un punto di riferimento per tutti i cittadini, soprattutto nella quotidianità del rispetto delle regole da parte di tutti, tenendo sempre ferma la convinzione che un territorio vada presidiato e animato dando voce ai bisogni di cittadini e cittadine.
Riteniamo necessario:
- attivare presidi fissi nei territori più insicuri, con un lavoro continuo di valutazione e verifica delle necessità e dell’evolversi delle situazioni;
- attivare incontri informativi in materia di sicurezza in collaborazione con la Polizia Locale e la Protezione Civile diffusi in città e mantenere una collaborazione costante con le attività commerciali, con i condomini attraverso gli amministratori, con tutte le comunità di origine presenti, con tutti i soggetti che operano e lavorano nel territorio di Sesto San Giovanni;
- dotarsi di strumenti e luoghi decentrati di partecipazione (Nuovi Consigli di Quartiere) che devono essere punti di ascolto, raccolta dei bisogni e luoghi di socializzazione, presidi diffusi in stretta sinergia con l’Amministrazione Comunale e luoghi capaci di valorizzare tutte le esperienze di cittadinanza attive nel territorio. Servono Patti di Collaborazione Civica e Territoriale, concreti strumenti giuridico-amministrativi affinché i cittadini possano essere protagonisti di una vera rigenerazione urbana e gestione del bene pubblico. Senza gli strumenti amministrativi adeguati si fanno solo chiacchiere da propaganda, senza dare risposte concrete e attivabili.
Una città inclusiva, che risponde ai bisogni dei suoi cittadini e ne favorisce la partecipazione alla vita sociale, che offre spazi di aggregazione e proposte culturali diffuse sul proprio territorio, una città bella e pulita, una città che promuove la legalità e contrasta la criminalità, è una città più sicura.
